Fantacalcio

In Italia, ormai lo sappiamo da decenni, c’è la più alta concentrazione mondiale di Commissari Tecnici del mondo. Praticamente in ogni italiano si nasconde il potenziale allenatore della nazionale di calcio e per comprendere l’assunto basta ascoltare le conversazioni che fioriscono il lunedì successivo alle partite nei bar, negli uffici, sui mezzi di trasporto o in qualsiasi altro luogo ove è possibile scambiare quattro chiacchiere. Se una volta la politica poteva competere con lo sport più amato dagli italiani, oggi la scelta, dato il discredito che ormai circonda le vicende dei partiti nel nostro paese, non si pone neanche più. L’ultimo cucchiaio di Totti, la verve atletica della Juventus, il fiuto del goal di Cavani e le papere di qualche portiere distratto, sono oggetto di attenta disamina da parte di milioni di persone che continuano a seguire il calcio nonostante stadi decrepiti e una costante fuga di assi da quello che ormai da anni non è più il campionato più bello del mondo.

Fantacalcio, le origini del gioco

Fantacalcio, le origini del gioco



La grande passione che da sempre circonda il calcio, non poteva non essere codificata in un gioco simile alla versione da computer che fu ideata all’inizio degli anni ’80, e riguardante il campionato inglese, nella quale un improvvisato manager poteva gestire una società di calcio con un budget prefissato. Questo gioco si chiama Fantacalcio, e la sua nascita ufficiale risale al 1990, quando Riccardo Albini ne pubblicò la prima versione grazie alle Edizioni Studio Vit, avvalendosi della collaborazione di Alberto Rossetti e Diego Antonelli. Il principio che sovrintende al suo svolgimento è la gestione di una squadra, da assemblare avvalendosi di un budget che è lo stesso per ogni concorrente.
Forse proprio in questo dettaglio, consiste il grande fascino di Fantacalcio, in quanto il principio egualitario che ne sovrintende lo svolgimento, consente ad ogni concorrente di mettere in mostra il suo acume, a differenza di quanto avviene nel calcio reale, ove le sventagliate di milioni e milioni di euro esibite da sceicchi arabi e magnati russi che hanno acquisito società come Chlesea, Manchester City e Paris Saint Germani, oltre alle cifre iperboliche spese da Inter, Real Madrid e Barcellona, hanno rapidamente ucciso ogni possibilità di competere da parte di chi non ha adeguate risorse finanziarie, tanto da indurre Michel Platini, presidente della UEFA, a cercare di correre ai ripari con l’introduzione del Fair Play finanziario, che dovrebbe porre un freno, almeno nelle intenzioni, alle follie, riportando un minimo di equilibrio nei campionati e nelle competizioni che sono stati stravolti dalla disparità generata da chi detiene il potere economico.
Anche in Italia, è successa la stessa cosa. Il campionato italiano, che era in effetti il più bello del mondo, per essere tale partiva dal presupposto che le differenze tra le grandi metropolitane e le cosiddette “provinciali” fossero minime. Tanto che squadre come il Cagliari del 1970, il Verona del 1984 o la Sampdoria del 1990 sono ancora oggi ricordate dagli appassionati italiani per le loro straordinarie vittorie. Da tempo non è più così e proprio la Sampdoria di Vialli e Mancini è rimasta l’ultima squadra non metropolitana a conquistare lo scudetto.

Fantacalcio, i motivi di un grande successo

Fantacalcio, i motivi di un grande successo



Agli italiani che sono ancora legati al calcio che fu, quello delle partite contemporanee alla domenica pomeriggio, che seguivano le cronache delle stesse con “Tutto il calcio minuto per minuto” e ammiravano le reti di giornata a “Novantesimo Minuto”, non rimane che giocare al Fantacalcio, ove chi ha acume può vincere approntando una tattica di gioco fondata sulla conoscenza di ogni singolo giocatore del torneo di riferimento. Basta vedere quante persone lo fanno online con il Gruppo Editoriale Espresso, che detiene i diritti del gioco, o sui siti dei principali quotidiani sportivi, per capire il fascino di un gioco che se ne infischia di sceicchi e magnati russi e parte dal principio che il gioco del calcio deve tornare alle origini, quando i ventidue protagonisti sul campo potevano dar luogo ad una contesa nel quale il risultato di partenza non dipendeva da vagonate di soldi, ma dal rotolare di un pallone.
Il Fantacalcio, si muove su una linea di democrazia economica che permette ad ogni giocatore di competere ad armi pari e di predisporre la sua squadra, con la quale deve dimostrare le sue capacità gestionali. Naturalmente, ogni giocatore ha una sua visione del gioco. C’è chi preferisce investire risorse su grandi attaccanti, chi invece punta sulla possibile sorpresa d’annata e sul rendimento di giocatori capaci di esibire continuità ogni domenica. Del resto, il fascino del Fantacalcio sta anche nel poter rivelare il proprio talento nello scouting di giocatori che magari nessuno conosceva prima dell’inizio della stagione, come ad esempio il romanista Florenzi o il doriano Obiang, ragazzi che in pochi conoscevano e già diventati colonne nelle formazioni di migliaia di giocatori di Fantacalcio.

Foto: romagiallorossa.it, calciomercatoweb.it

 

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